DESCRIZIONE GENERALE
Il percorso segue una linea a fil di cielo che cuce insieme tutte le vette maggiori dei Monti Ernici nel Lazio, in provincia di Frosinone, con la precisa idea di dare priorità e dignità alle montagne della nostra zona, troppo spesso sottovalutate e non considerate al pari di altre del centro Italia. A riprova del fatto che un’avventura indimenticabile spesso può compiersi anche dietro casa.
Il percorso è generalmente duro, con pochi punti acqua, molte salite importanti, discese tecniche, in percentuale poco corribile, talvolta inospitale… ma è Natura vera, incontaminata, con vasti panorami puri e popolata di animali selvatici. Una ricchezza che pochi conoscono ed apprezzano, e che ancora meno vivono con un approccio sportivo.
Le poche foto presenti non riescono a rendere giustizia a tutto ciò che si può vivere, osservare e sentire mentre lo si percorre. Bisogna provarlo sulla propria pelle.
DESCRIZIONE DETTAGLIATA
Partenza da Veroli, località Prato di Campoli, salita ripida al Passo del Melancoro e da lì si seguita in cresta per tutto l’arco visibile da valle: Serra Comune (1870m), Vado della Rocca, discesa fino a Vado di Veroli, ultima ripida salita fino a Pizzo Deta (2041m), leggera discesa fino alla Sella di Peschiomacello, poi Sella del Pratillo, ultimo strappo fino a Monte Passeggio (2064m, formalmente la cima più alta dei Monti Ernici) e poi giù in discesa passando per Monte Fragrara (2005m), Cima Costa dei Fiori (1985m) e Monte Scalelle (1837m), fino a giungere a Forca Palomba.
Qui anziché rientrare a sinistra verso Prato di Campoli si scende sulla destra verso il laghetto di Fossa Susanna, dal quale poi si risale il Fosso delle Pratelle prima ed il Fosso del Brecciaro poi, fino a giungere sull’omonimo Monte Brecciaro (1885m). Si prosegue in cresta, superando il Monte Cappello (1981m) fino al Monte Ginepro (2004m).
Una lunga discesa, superando la zona del La Lota e costeggiando il Monte Prato (1805m) conduce poi alla Valle dell’Inferno, dove si incontra il Rifugio di Pietra Acquara, primo punto acqua naturale dopo circa 24km. Casomai qui non ci fosse acqua (come in estate, per esempio), continuando a costeggiare il Monte Rotondo (1811m) si raggiunge, dopo altri 4km, il Rifugio La Liscia, altro punto acqua naturale. Si torna poi indietro per 1km fino al bivio per il Monte Ortara (1908m).
Da lì una lunga e ripida salita, dapprima nel bosco e poi scoperta, conduce in cima al Monte Ortara (1908m), dal quale si seguita in discesa in direzione dello Iubero dell’Ortara, svoltando poco prima a sinistra per risalire, costeggiando il Monte Fanfilli (1952m), fino all’Aia della Rotonaria (o Sella Faito). Breve salita fino al Monte Rotonaria (1750m), e ridiscesa dallo stesso sentiero per tornare al bivio di Sella Faito, dove stavolta si piega a sinistra.
Si percorre la prima parte nel bosco, dal quale poi si esce e si affronta la ripida salita scoperta che conduce ad una sella, dalla quale poi si sale velocemente al Monte La Monna (1952m). Si torna indietro per la stessa strada fino alla sella, dove si piega a sinistra costeggiando il Monte Fanfilli (1952m), la Cima del Diavolo (1948m) e proseguendo il leggera pendenza fino alla Sella del Pozzotello. Da qui una breve ma ripida discesa conduce alla Fonte del Pozzotello, secondo punto acqua naturale dopo circa 42km. Da qui poi un meraviglioso saliscendi aereo conduce fino al Monte Crepacuore (1997m), che si oltrepassa affrontando una ripida discesa che ci riconduce nel bosco, fino al Monte Femmina Morta (1720m).
Da qui ricomincia la salita, che dapprima costeggia il Monte Pratiglio (1884m) a sinistra, poi si supera la Cima di Monna Moschino (1962m), poi la Bocchetta del Viglio ed infine l’ultima salita scoperta che conduce in vetta al Monte Viglio (2156m), vetta posta a confine tra i Monti Ernici ed i Monti Cantari, dei quali rappresenta la cima più alta.
Andando oltre il Viglio c’è un passaggio tecnico per superare il Gendarme (2113m), poi un ultimo leggero sali scendi ed infine una lunga e ripida discesa fino alla Fonte della Moscosa, terzo ed ultimo punto acqua naturale dopo circa 53km.
Rimangono poi gli ultimi 1,5km di strada forestale in falsopiano fino a giungere al Passo Serra Sant’Antonio, punto d’arrivo finale del percorso, esattamente al confine tra Lazio ed Abruzzo, e più precisamente tra la provincia di Frosinone e quella de L’Aquila.
NOTE LOGISTICHE
Tale percorso si presta bene a qualsiasi tipo di tentativo si voglia fare su di esso. Che sia supportato, in autosufficienza o non supportato, però, bisogna essere ben consapevoli dei rischi che si corrono, anche se si vuole fare affidamento ad aiuti esterni. Esistono diverse vie di fuga più o meno comode se si vuole abbandonare il tentativo o se sorgono problemi, ma vanno studiate e vagliate preventivamente a scopo anche solo precauzionale. E non sempre ci si può tirare fuori agevolmente da situazioni difficili se ci si ritrova, ad esempio, senza acqua in una zona remota (ricordo che sono solo due i punti acqua su tutto lo sviluppo), ci si infortuna o insorgono problemi vari.
Avere una traccia gps da seguire è d’obbligo, visto che alcuni sentieri, specialmente nei boschi, sono poco battuti ed in alcune stagioni dell’anno possono essere poco evidenti.
Per qualsiasi curiosità o informazione aggiuntiva lascio il mio indirizzo email: lorenzomorini92@gmail.com